10/03/2009

london paper no.34

Il discorso era stato fatto giovedì scorso con una prestazione hollywoodiana del mega direttore londinese che ha alternato abilmente lacrime a notizie terribili. Quindici persone per quest’ufficio significavano il dieci per cento della massa lavoratrice interna. Uno su dieci già, ma chi?“ Saranno fatte valutazioni oggettive personali”. Questo mi tranquillizzava, come no? Il resto erano solo cinque giorni da fare passare prima che il discorso si tramutasse nella telefonata che ti convocava per un colloquio “di sopra”.

 

Questa mattina non ero diverso dal solito. Non una particolare tensione, o forse solo un poco, ma non abbastanza da apparire in superficie. Piuttosto una prospettiva diversa di tutti i luoghi che ho attraversato, come faccio ogni mattina, per raggiungere l’ufficio. Come fossero già distanti, parte di una quotidianità passata e destinati a essere cancellati dalle mie consuetudini giornaliere. Pensavo e camminavo sotto il grigio orizzontale del cielo.

 

La cosa più difficile non è quando ti devi confrontare con te stesso dandoti le risposte che più ti aggradano, molto peggio e doversi paragonare con altre persone che stanno vivendo le tue stesse paure. Si parla poco e sottovoce, è come avere un morto in casa. Poi c’è il contatto silenzioso, le possibilità, lo “spero che non sia tu ma comunque meglio te di me” l’istinto animale di sopravvivenza. Un arma meravigliosa per dividere le persone.

 

NOW this is the law of the jungle, as old and as true as the sky

 

Il sistema è semplice e terribile. Suona il telefono e ti invitano a salire, e tu a quel punto sai che qualcosa cambierà interamente la tua vita e se non hai il piano B sei fottuto. Io non ho un piano B. Guardo il telefono e spero che non suoni anzi, non lo guardo neanche più. Occhieggio intorno piuttosto, così, senza farmi troppo notare.

 

And the wolf that shall keep it may prosper, but the wolf that shall break it must die

 

Le ore passano come melassa pesante, a guardar fuori non riesci neppure a mettere a fuoco St. Paul tra le migliaia di gocce che scorrono sulle vetrate. E più pensi e più ti rendi conto che il lavoro è una merce e non è un tuo diritto acquisito. Ti può essere tolto in ogni momento, o dato, a seconda della richiesta al banco. Lo si vende a peso, le rimanenze si scartano.

 

As the creeper that girdles the tree trunk, the law runneth forward and back

 

Ora si sente qualcuno che singhiozza sottovoce. Rimangono silenziosi quelli che il lavoro ancora ce l’hanno anche se sta scivolando fra le dita rimanendone sempre meno.

Intanto le code per i sussidi di disoccupazione si stanno allungando e in Nord Irlanda sparano. Sembra quasi di essere tornati negli anni ottanta. Mi ridassero almeno i miei vent’anni insieme a tutto questo spurgo.

 

Domani andando al lavoro voglio guardare ancora le facciate degli edifici nella loro normalità. E non voglio passare più, mai più, una giornata come quella che ho passato oggi. Però so che non è vero. Fra tre mesi si ripresenterà la stessa giornata, non proprio lei, la sua nipote quasi estiva della fine del secondo trimestre e qualcuno rimetterà mano ai telefoni mentre tutti si guarderanno intorno silenziosamente cercando di capire dove suonerà il prossimo.

 

For the strength of the pack is the wolf, and the strength of the wolf is the pack

postato da olut alle ore 23:30 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: lavoro, london, recessione


14/12/2008

london paper no. 31

Il senso viscoso della recessione ci si è incollato addosso, tutto quello che era fino a dodici mesi fa si stà dissolvendo nella lettura dei giornali e nell'ascolto quotidiano delle notizie.
Non essendo mai stata mia l'idea di vincere il premio Nobel per l'economia lascerò a altri l'onore e l'ònere di spiegarci il perchè di questo sviluppo delle dinamiche economiche. Noi si sta solo qui come gli autunni degli alberi sulle foglie (qualcosa del genere) a non poter fare altro che lavorare fino a quando la tua carta magnetica ti consentirà di entrare nel palazzo per uffici dove ti guadagni la minestra.
Il posto dove lavoro è un grande spazio aperto con tutte le scrivanie disposte per file parallele. Di fianco all'area comune c'è un pannello dove sono attaccate con spilli le fotografie di ogni persona che occupa quell'area al nono piano. Ricordo la tizia che mi chiese di sorridere per farmi una polaroid istantanea, come negli anni ottanta, dopo ci ho dovuto scrivere sopra il mio nome e un aggettivo che qualificasse la mia personalità ai colleghi. E' una specie di antologia di Spoon river di persone, per ora, vive. Una serie di immagini che si sta riducendo settimanalmente, la serie di righe ben incolonnate di un anno fa adesso è una specie di mosaico con molti pezzi mancanti. Lyndon era "eager", Phil "enthusiast", Rebekka "interested ". Gli spazi vuoti fra le fotografie sono sempre più evidenti. A un certo punto dovranno dire a qualcuno di risistemare il pannello, chè questi buchi fra le facce compromettono il morale della truppa.
E così ce ne andiamo a chiudere questo anno senza sapere, ma, perchè no, certe volte anche senza volerlo sapere, cosa cazzo ci riserva il futuro più prossimo, ché quello remoto è vitale ignorarlo.
Dietro il buio di questo pomeriggio domenicale, che è diventato notte prematura, ci aspetta l'ultima settimana prima dell'orgia cristiana della nascita. Poi?
Quest'anno staremo molto attenti, limonando sotto il vischio, a esprimere il desiderio nella nuova mezzanotte. Saremo umili e utilitaristi...

postato da olut alle ore 16:55 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: london, recessione


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