12/06/2008

per carità di patria

Adoro i tornei in cui giocano le nazionali di calcio, dove uno che allena è costretto a pescare da quello che gli offre il mercato sotto casa, tranne tentare il trucco dei tre passaporti e, magari, riuscire a portare a casa qualcosa di sfrodo. Non mi danno neppure troppo fastidio tutte quelle persone che hanno un interesse per il football pari al mio per l'entomologia e poi, d'un tratto, si mettono a discorrere dottamente sul modulo o la scarsità tecnica del centrale difensivo svizzero. La cosa stramba che non riesco a fare è di sostenere quella che, per conformità di passaporto, dovrebbe essere la mia squadra.

A dire la verità non ci ho mai speso grossi sforzi, ho sempre avuto un rapporto molto conflittuale con la nazione dove sono nato e con il suo modo di giocare e gestire il calcio (non me la sento qui di usare la parola football, è un termine troppo aulico). Perchè dovrei tenere una squadra che rappresenta una nazione corrotta, nepotista, governata dal braccio armato mafioso e da quello sacro ed oscurantista della chiesa? Una nazione con un dna fascista che vive anelando l'uomo forte?

Però, dice, qui si parla di calcio, mica di politica o cultura. Già, bravo. Perchè, secondo te, io sono uno di quei tizi che dividono le cose? Non credo sia vero e, se anche lo fosse non ho abbastanza senso critico per separare le due cose. Tutto si tiene. Ma se pure tentassi di fare questo esercizio, di nuovo, come potrei sostenere una squadra la cui federazione di appartenenza è gestita dagli stessi nomi di duecento anni fa? Dai Matarrese, i Carraro? Da antennisti calvi e ferrovieri in disuso. Che esprime un campionato corrotto, che fa capitano uno dei maggiori inquisiti di questo sistema che dopo, come direbbero oltretevere, viene colpito dal fulmine di Zeus e costretto a spostarsi a forza di stampelle. E basta, anzi no. Potrei pure passar sopra tutte queste cose solo che mi viene in mente un altro nome: Materazzi. Fino a quando gente così pesta l'erba dei campi di gioco dello stivale il calcio, lì, non potrà mai essere chiamato football. Però sono un individuo aperto alla discussione e, se qualcuno riesce a darmi anche un solo motivo per tifare questa squadra, beh, potrei prenderlo in considerazione.

postato da olut alle ore 22:24 | Permalink | commenti (21) / commenti (21) (pop-up)
categoria: patriottismo, futbol


23/04/2008

trust the skipper

"Chelsea realise they are in for a tough game at Stamford Bridge, we've done it so many times before in these sort of ties. We never say die, that's something we've got within us."
 
Certi risultati ti fan rimanere male. Non per il punteggio in se, ma per come tutto succede. Specialmente quando ti stavi quasi rilassando, e c’era l’ultimo secondo e la palla andava verso uno rosso e tutto sembrava scritto e controfirmato.
Era parecchi mesi che non mi succedeva d’incazzarmi così per una partita. Ma poi non è neanche vero, mica ero incazzato. Ero basito, uguale a come quando ho letto la notizia dell’esonero.
E poi col Toro ci ho fatto una specie di callo, un pareggio a occhiale quest’anno è una cosa che accogli con sollievo. Poi un campionato ha tante partite, c’è sempre una possibilità di redenzione, un’altra prova, una domenica ulteriore, probabilmente senza gol da parte nostra ma vabbè...
Certe altre partite scavano il risultato nella memoria e, anche se ti provi a non pensartele, ogni tanto rispuntano fuori a pungerti nel ricordo. E mi sa che quella di ieri farà parte della serie. Pensavi che diventasse tutto facile e poi tutto si complica maledettamente e diventa parecchio difficile.
Poi stamattina sul giornale leggo quella dichiarazione di StevieG, e mi sono pensato che quello è un vero capitano e forse anche Valentino pensava o diceva cose simili e poi si tirava su le maniche della maglia. Allora ho capito che sarà terribile ma che si può entrare nel silenzio di tomba che è lo stadio degli innominabili e ribaltare la storia, fare capire che avere la vista su Fulham Road non basta a passar semifinali e se i russi  vorranno andare a Mosca dovranno pagarsi il biglietto, che di fronte avranno una squadra che giocherà al football, insomma.
Non lo diciamo mica noi, lo dice il Capitano.
postato da olut alle ore 23:18 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: liverpool, futbol


17/04/2008

paura non abbiamo... o no?

Domani è venerdì. se ci va di culo non dovrebbe succedere più niente, almeno fino a domenica sera.
Non posso dire che non mi ricorderò questi sette giorni. Già domenica aspettavo qualcosa di brutto ma speravo che fosse almeno preceduto da un pareggio. Mica molto di più. Mi bastava il pollo alla cacciatora nello scantinato del signor Grilli a farmi venire l’acidità di stomaco. Lui e il vino rosso in caraffa, quel vino con il sapore assolutamente indefinibile e la schiumetta in superficie che gli da quell’apparenza di fintafreisa. Invece no. Niente pareggio, i fratelli ci hanno grigliato.
Poi quello che sarebbe successo il lunedì già si sapeva. Magari non se ne intuivano le proporzioni, o io non ci arrivavo o forse me ne sono soltanto rimasto vigliaccamente nascosto oltre il canale distillando banali ironie sulla natura italiota. Fatto stà che ad abitare qui mi sono risparmiato un bel po’ di menate assortite anche perché, toccando il fondo della mia codardia, mi sono autoimposto di informarmi sulle elezioni solo attraverso la stampa locale. Diffatti, a un certo punto, le mie fragili idee sono diventate ancora più confuse non capendo più se stavo leggendo dell’Italia o dello Zimbawe. No no, il tizio non era di colore, indossava una giacca doppiopetto blu (almeno credo) e non portava occhiali, almeno al momento.
Ma poi? Quell’altra mica me l’aspettavo. Il bel mattino dopo che mi sveglia mi porta la notizia dell’esonero di WAN. E ancora non era tutto perché mi mancavano quelle poche righe prima di arrivare al nome del sostituto. Non ho provato niente. Solo un immenso senso di vuoto. Non avevo nemmeno la voglia di mettermi a capire. Mi sono messo a lavorare.
Poi però i pensieri girano e ti vengono in mente delle cose. Così ho cominciato e rimuginare un parallelo senza convergenze. In fondo il futbol italiano assomiglia maledettamente alla politica. Si taglia l’ici, si cambia l’allenatore, perché le masse hanno bisogno di soluzioni semplici da comprendere fottendosene delle conseguenze sui comuni e sulle squadre di calcio. E poi al popolo, a strisce e pure no, non faceva neppure tanto schifo Moggi e i suoi sistemi, anzi lo ammiravano, e neppure tanto segretamente. La furbizia nello stivale paga, e pure bene. 
E il nostro? Il presidente del TFC intendo, cos’è? Non è un allievo di quell’altro al governo? Non ha quella stessa personalità invadente e accentratrice del loffio? E se non ci fosse lui? Ci sarebbe un altro uguale preciso che fa, disfa, costruisce e distrugge chè tanto i soldi sono suoi e ci fa il cazzo che gli pare. Sei tu il coglione che perde il suo tempo a tifare.
Ma poi mi sono fermato e non ho più pensato perché mi stava risalendo il pollo della domenica. Mi sono alzato e mi son fatto un te, nero, senza zucchero. Tornando verso la mia scrivania mi son messo a chiacchierare con un mio collega su un progetto su cui stava iniziando a lavorare. Una fabbrica di gelati in Azebaijan. Mi son seduto, ho guardato la marea che saliva riempiendo lentamente il fiume e mi sono finalmente rilassato. Tanto a domenica mancano ancora tre giorni…
postato da olut alle ore 22:30 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: futbol, politica spicciola


Chi sono

Utente: olut
francamente non ne ho idea...


www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos and videos from olut. Make your own badge here.

scrivimi

scrivimi qui

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte