Ho una durevole storia di affetti con i corsi d'acqua, una storia di lunghe frequentazioni in luoghi e tempi diversi iniziata quando, da bambino, risalivo i torrenti su in montagna. Mettevo qualcosa da mangiare nello zaino e mi arrampicavo su per i sassi bagnati per vedere se riuscivo a raggiungere la sorgente. Mi piaceva il rumore dell'acqua che picchiava violenta contro le rocce e si buttava dentro alle pozze gelate. Volevo fare il "risalitore di fiumi" quando ero bambino, l'ho voluto fare fino a quando ho scoperto che era un mestiere inesistente e io da ragazzino ero già troppo mediocre per inventare un lavoro nuovo, per quello ho lasciato perdere.
Ma i fiumi no, quelli hanno continuato a accompagnarmi e quando il montanaro volgare si è inurbato lo ha fatto sulle rive del fiume più lungo dello stivale ma col nome più corto. Potevo stare alla finestra e guardarlo scorrere per ore e seguire i suoi umori: torbidi e gonfi nei mesi che chiudevano l'inverno, aridi e agonizzanti nelle secche dell'estate. E poi tutta l'umanità che si accampava tutto attorno e sull'acqua, lungo le rive a smazzare roba o nel mezzo a vogare. La corrente sempre uguale, da monte a valle a legare altre città e amori di una vita, a allargarsi e formare isole e arenili e poi invecchiare dimenticato dagli uomini che usavano curarlo, gli pulivano le arterie dai detriti e gli guidavano quelle barche che ora stanno lì a marcire sulle rive.
Poi mi sono spostato di nuovo, ri-inurbato, ma più lontano, oltre un braccio di mare. Qui sul fiume non ci abito, troppo difficile, troppo costoso, però ci lavoro così posso coltivare questo rapporto durante tutta la giornata. Gli butto giù un occhio certe volte e controllo in quale direzione scorre. Perchè è diverso, qui il fiume fa all'amore con il mare in quel suo continuo affluire e defluire in sintonia con le maree, come le donne ha umori che variano con il mutare delle fasi lunari. Si svuota fino a lasciare spiagge a orlarlo per miglia ma poi la corrente cambia e risale verso l'interno ruggendo di acque marroni che le barche fanno fatica a navigarci contro e riempie le rive, affoga i pilastri dei ponti e schiaffeggia i sotegni delle banchine.
Io sto li a guardarlo e mi ci faccio cullare i pensieri, lascio che mi indichi il tempo questo fiume, mi faccia un segnale, mi indichi una via, aiuti una riflessione, ma forse sto solo aspettando che la corrente diventi quella giusta, quella che magari un giorno mi chiamerà a navigarci sopra per riportarmi verso una qualche casa dove ho ancora qualcuno che mi aspetta, qualcuno che ora sta guardando un altro fiume...