Non so se ci sia una data precisa per un essere umano che certifica l'inizio della vecchiaia. Non intendo tutte le cose della vita che ti lacerano dentro e ti fanno frollare, piuttosto una specie di marchio che l'esistenza ti cuce addosso in un certo momento, un dettaglio esterno che tutti possano notare, un'etichetta con su scritto "vecchio". Se un momento del genere, una data esatta, esiste la mia è il 22 Luglio 2008.
Già, perchè succedono cose che uno si aspetta ma fa finta che non siano nulla: Variazioni del metabolismo corporale, perdita di sensitività, pressione alta, bassa. Angoscia pre pensionabile, flatulenza post prandiale e cose così.... Così oggi sono andato dal "mercante di luce", l'oculista che sta vicino al posto dove lavoro. Ci sono andato per una visita di controllo, visto che la mia ditta è obbligata dal Regno a pagarmela, essendo io uno di quei lavoratori a rischio, di quelli che stanno attaccati ad uno schermo di computer per un tempo maggiore di quanto ne passano ad osservare il mondo reale esterno, che comunicano attraverso la rete più di quanto non facciano con le persone umane che sudano a fianco.
L'optometrista, una signora inglese dagli occhi cerulei e i modi garbati, mi ha comunicato la notizia quasi dispiacesse più a lei che a me e mi ha messo di fronte alle due possibilità: o le lenti bifocali, quelle che hanno la riga a metà che taglia la lente, quelle che quando li indossi la tua unica possibilità è di andare a giocare a bocce con i tuoi colleghi pensionati, oppure un secondo paio di occhiali da indossare di fronte alla macchina elettronica oppure quando leggo. Opzione che ho scelto senza meno.
Ora sto pensando che questa mia nuova condizione mi costringerà a rivedere il mio abbigliamento. Dei pantaloni con le pence e il mocassino, un gilet senza maniche grigio da indossare su di una camicia a righe e una cravatta a quadretti. E poi un basco o una coppola per coprire la calvizie che, matematicamente, segue sempre all'acquisto degli occhiali da lettura. Forse dovrò limitare la mia attività allo stare seduto su di una panchina leggendo il giornale (con gli occhiali giusti ovviamente) e quando qualcuno mi si avvicinerà per chiedermi un'informazione li alzerò per mettere a fuoco il viso del domandante dicendo "mi dica giovanotto"
Vedo gli amici ancora sulla strada,
loro non hanno fretta,
rubano ancora al sonno l'allegria
all'alba un po' di notte:
e poi la luce, luce che trasforma
il mondo in un giocattolo.
Faremo gli occhiali così!
Faremo gli occhiali così!
L'appartamento dove vivo è colmo di piccoli oggetti di produzione industriale, cose che ricordano tempi finiti da trent'anni o più. Ci sono questi personaggi a molla che risiedono sul davanzale interno della finestra della cucina, sopra una coppia di lavelli circolari. C'è una specie di gallina gialla che ha di fronte un granchio arancione. Un'ape troppo grassa per volare sta a fianco di un'aragosta. A questi si è aggiunto, negli ultimi tempi, un signore polimerico con i baffi seduto su di un velocipede. Veste uno smoking rosso, una tuba nera e pantaloni blu. Porta una cassa con il meccanismo per il movimento sopra la ruota posteriore.
Questi esseri oggetti stanno lì, nel loro mondo fuori scala, inanimati. Una specie di natura morta che attende qualcuno per essere caricata e iniziare un movimento meccanico destinato a svanire in pochi secondi riportando tutto a una condizione di muto immobilismo. A fianco la radiolina a pile sta trasmettendo il "winterreise", oltre i vetri c'è uno sfondo di cielo londinese. Ora il vento ha iniziato a soffiare più forte, è probabile che ricominci nuovamente a piovere...