28/04/2009

london paper no.35

Ultravox, Hammersmith Apollo 24/04/2009

Sempre visto solo da fuori questo posto, sempre passandoci di fronte nelle ore diurne. Hammersmith Apollo è un luogo mitico, era chiamato Hammersmith Odeon "Apollo, the God of sun. Odeon, God of...Crisps" (questa non è mia purtroppo). Ho letto di questo posto da quando ero pubescente, prima su Ciao 2001 poi su Rockstar, dopo su quotidiani e riviste sparse. Ci hanno suonato tutti, è inutile pure elencare i nomi. Pensate a un qualsiasi musicista pop rock di un certo talento nato nel ventesimo secolo, comprateci un libro sulla sua vita e vedrete che a un certo punto è andato li a suonare  Hammersmith Apollo sta in uno strano posto per un luogo leggendario, fra un fish and chips e un buco di ristorante messicano, sotto un viadotto che ne taglia la facciata in due. Ma l'abito non fa il monaco (fa l'abito appunto) e un luogo non fa il il luogo. Così, a dispetto del contesto questo e un tempio, e come ogni tempio che si rispetti al suo interno ha un bar, anzi due.
Gli Ultravox sono quel gruppo che magari qualcuno si ricorda ancora e che servono ai vecchi tipo me per rivivere idealmente un tempo che non c'è più. Li ho visti la prima e unica volta a Torino nel 1984 o giù di li. Era un poco dopo la tragedia del cinema Statuto, quelle cose che in Italia servono a far capire che forse c'erano dei problemi nelle strutture aperte al pubblico, infatti dopo, di colpo, non esisteva più nessun luogo che potesse essere considerato sicuro, tutte le strutture avevano bisogno di importanti lavori per la messa in sicurezza. Così per non perdere interessanti occasioni qualcuno si era inventato di montare questo tendone da circo nel prato di fianco alle prigioni "Nuove", non certo un luogo memorabile, piuttosto uno di quegli accrocchi degni della storia italica che fanno di noi un popolo di eroi, santi, navigatori in rete, piduisti, mafiosi e lacchè.
E' un sentimento di tenerezza che volge quasi a una triste malinconia vedere tutti questi ex ragazzi e ragazze, qualcuno ancora con le spillette attaccate al giubbotto di pelle, altri in coppia con prole al seguito, certi con creste che rivelano una calvizie in stato avanzato. Un popolo imbolsito e raggiante riunito per rivedere e riascoltare un pezzo di storia andata della musica che a ricordarne il nome, "new wave", sembra quasi di prendersi amichevolmente in giro.
Anche loro sono inevitabilmente invecchiati. Midge Ure non ha più la basetta affilata e il capello nero impomatato ma si porta in giro la sua pelata come un agiato signore di mezzetà, lui come i compagni, ingrassati dal benessere e dagli anni che sono passati via.
Il concerto non ha sorprese, nessuno le cerca o le vuole, certe volte si cercano solo antiche certezze nella vita, certe volte sentiamo il bisogno di essere rassicurati da qualcuno, e loro questa sera sono qui per questo, e lo fanno in maniera professionale. Ma il tempo è stato inventato per passare e creare ricordi e rimpianti, e anche il tempo standard di questo concerto scivola via e ci lascia soltanto con le nostre memorie. Perchè ora abbiamo capito che, nel ritmare gli anni della nostra vita, il delirio adolescenziale del “time is on my side” è assolutamente ridicolo, piuttosto abbiamo sviluppato l’adulta consapevolezza del “time goes by too soon”. E questo gli Ultravox l’avevano capito già venticinque anni fa.
postato da olut alle ore 23:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: london, gig


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