23/11/2008

london paper no.30

Jimmy's bar è una baracca gialla sotto il ponte che porta i treni a Waterloo East. C'è un'impalcatura sull'altro lato della strada, stanno facendo dei lavori alla struttura. Io mi fermo in quel luogo quando sento un irresistibile richiamo alla britannicità da strada, (britishness suona meglio, ma mica lo posso usare no?). Un richiamo alle usanze nutrizionali dell'Isola.
Jimmy, o chi per lui, ti serve salsicce, bacon sandwich, te, caffè e varie cose altre. Ci si ferma di fronte, sotto questo ponte che incunea il vento gelido che arriva da est, con il traffico di bus e taxi alle spalle e  si ordinano cose che vengono fritte sulla piastra...
Alle volte mi domando come ci si debba sentire a lavorare in una specie di furgone senza ruote, giallo, sotto questo ponte, con il rumore dei bus e dei martelli pneumatici.
Ma tu non lavori lì. Sei fuori, in piedi nel vento orientale, aspetti il bacon sandwich.
"Any sauce?"
"Brown sauce please"
"Here we go! One eighty please"
Il sacchetto di carta marrone, il cibo caldo di dentro. Ora si può camminare verso il ponte e attraversare il fiume...
postato da olut alle ore 16:25 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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17/11/2008

london paper no.29

Sabato era il quindici di Novembre. Sono arrivato in questa città lo stesso giorno di due anni fa, credo fosse un giovedì ma potrei sbagliarmi. Non sapevo quanto mi sarei fermato, probabilmente non  so neppure ora per quanto rimarrò mentre guardo questo cielo pomeridiano di colore notte scura che quasi non distingui i contorni delle nuvole nere. Lascio trascorrere i giorni aspettando che le cose migliorino. Sento il tempo passare aspettando di poter riannodare la mia esistenza quotidiana con la compagna della mia vita. In questi ultimi ventiquattro mesi la mia aspirazione massima è diventata quella di avere una vita normale, una serie di gesti abituali da dividere in due. Una casa ordinaria da non dover spartire con nessuno se non con lei, magari un giardino coperto di brina il mattino, dei fili per stendere la roba lavata, un capanno per tenerci i rottami accumulati dall'esistenza.
Ma le cose non sono semplici, non ci sono svolgimenti elementari dei fatti. Il mattino la radio ricorda che questa recessione sarà peggiore di quanto si pensasse pochi mesi fa. Saranno più di tre milioni i disoccupati, uno su dodici qui nel sud-est. Pare vedrò dal vero Inghilterra raccontata nei film di Loach, sembra proprio che ci stanno risucchiando in un vortice creato da qualcuno che sicuramente ora è in salvo sulla terra ferma, mentre noi cerchiamo di remare sulle nostre barche di carta. E non possiamo tornare a riva ora, la terra è lontana, dobbiamo galleggiare su queste acque scure verso l'inverno buio,  tenere i pensieri tristi per le giornate più brevi, aspettare una cazzo di alba che non lasci l'umidità della notte sui vetri delle nostre finestre e poter accendere la radio un mattino per sentire che siamo guariti.
Ma niente può essere risolto, nessun vaso viene riparato senza dover prendere dei pezzi da altri, che rimarranno solo dei  cocci da buttare in una discarica abusiva. Ma da esseri umani continuiamo ostinati a camminare, quale che sia vento. Ci aggrappiamo alle corde delle nostre ipotesi, avanziamo proteggendoci con i nostri pensieri. Possiamo mica fermarci, ci si gelerebbero i piedi...

Now is the winter of our discontent
Made glorious summer by this sun of York
postato da olut alle ore 23:33 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: london


05/11/2008

london paper no.28

E' di nuovo la notte di Guy Fawkes, quella che piove sempre e l'umidità ti entra nelle ossa. Così si cerca di scaldare il cielo con i fuochi di artificio come ci ha provato il cattolico traditore  quattrocento e tre anni fa cercando di illuminare Londra con il falò di Westminster.
Ma è anche la notte dopo delle elezioni di laggiù, all'ovest dell'oceano Atlantico, quelle che tutte la nazioni del mondo seguono, chi perchè gli brucia il culo chi perchè ha transazioni in sospeso o, ancora, aspetta la carità dello zio ricco. Attendono e seguono nello stesso momento che sono momenti diversi. Sono colazioni, pranzi, cene o notti insonni a seguire l'andazzo della massa votante media statunitense. Già, perchè la terra è rotonda e non viviamo tutti nella stessa ora, il tempo è soggettivo, spaziale. Serve a vendere orologi. Ci sono luoghi dove il tempo scorre e altri, come certi stati del sud che  usavano chiamare confederati, dove le lancette si sono fermate a cento anni fa, incrostate nelle ragnatele del provincialismo imperiale. Ma meglio è non approfondire, teniamoci sul semplice, sono americani.
Ci ho discusso solo un paio di volte di politica con della gente di laggiù. Da dimenticare. Però ho sentito un bel pò di trasmissioni con classico contenuto d'intervistati a caso che non riuscivano a andare oltre a quello che in altri terzi mondi si sintetizzava, e purtroppo lo si fa ancora, con le tre parole magiche "dio, patria e famiglia". Così teniamoci sul semplice con loro.
Certe volte mi vien da sorridere quando sento persone che ritengono quel paese essere faro di democrazia e civiltà. Strano, perchè a me nei fari civili mi è sempre parso strano ci fossero sedie elettriche o vendite all'ingrosso di armi e un'associazione che ne sdogana moralmente il commercio , e qui rido perchè mi viene in mente una citazione memorabile:
"The National Rifle Association says that, "Guns don't kill people, uh, people do." But I think, I think the gun helps. You know? I think it helps. I just think just standing there going, "Bang!" That's not going to kill too many people, is it? You'd have to be really dodgy on the heart to have that. "
Ma tanto che si discute a fare, gli americani sono elementari, teniamoci sul semplice.
Questa notte poi, perchè qui sull'Isola era notte, ma anche in altri posti lo era, succede che le elezioni eleggano una persona diversa. Succede che venga nominato presidente un signore afro-americano, un nero dall'eleganza impeccabile e dall'eloquio perfetto. Così pensi che magari erano stufi di girare il mondo e dover dire che erano canadesi solo perchè un cameriere non gli sputasse nel piatto, o forse sono veramente così naif da pensare che credere ancora in un sogno, anche se causato da una cena pesante, possa valere la pena di un cambiamento, e ci hanno provato. E per questo, forse, che la maggioranza di un popolo ha deciso di cominciare a modificare il corso della propria Storia.
Ma forse "modificare il corso della Storia" suona troppo complicato. Sono americani, teniamoci sul semplice...
postato da olut alle ore 20:54 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
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