L'esistenza umana è un vortice che gira, gorgoglia, rutta e alla fine ti risucchia come un sifone del cesso lasciando di te solo un ricordo nella mente di qualcuno. Ma fino a quando non vieni aspirato nella fogna del nulla ti tocca girare vorticosamente in tondo e cambiare, cambiare tutto, cambiare sempre: lavoro, dieta, pantaloni, mutande. Questa volta ho cambiato casa.
Prima stavo su al nord, oltre Camden, più su di Archway, dove la vita scorre tranquilla e uguale a se stessa ritmata dalla spesa settimanale e dall'attesa nella tube per raggiungere la città laggiù in fondo. Ma poi nell'evolversi delle parole incrociate si è costretti a adattarsi e per me, che sono una specie di topo da laboratorio che interiorizza la routine e la ripete quasi a sembrare una persona normale, risulta sempre molto difficile. Ma l'ho fatto ed ora sono a sud del fiume. Non prendo più la tube, ho finito di camminare lungo rettilinei infiniti. Ora passo in vie strette che curvano, svelandosi lentamente, attraverso tagli obliqui negli edifici in vetro, passo sotto volte di mattoni chiari che sostengono linee ferroviarie, costeggio pub, wine bar e piccoli giardini dove la gente cuoce la carne di sera, dopo il lavoro, e salgo al sesto piano con l'aiuto di un ascensore parlante.
Il panorama dalla finestra è mutato. Non c'è più Highgate wood e il deposito dei treni, High point e il campanile di Muswell hill. Di qui intravedo fra le case le ciminiere di Battersea, il Big Eye mi sta addosso mentre lavo i piatti, il cetriolo di Foster lo vedo se sto seduto sul letto e poi, se giro la testa, vedo me stesso riflesso in uno specchio. Solo i rumori son rimasti gli stessi. Però ora non son più gli stanchi vagoni della metropolitana che sfilano lentamente sotto il tetto metallico di un ricovero meccanico ma i treni in attività che raggiungono Waterloo per poi lasciarsela dietro, attraversare il fiume e fermarsi a Charing Cross... O forse no, forse continuano a viaggiare oltre, ma tanto che importa, poi io non li sento più...
Stavo pensando che magari per rendere un minimo utile questo spazio, che al momento non lo è per niente, quando mi viene potrei segnalare qualche luogo della città ad uso e consumo di chi, non so... Serve a un cazzo ma almeno un poco di più di tutti quegli altri post inutili. Poi se non vi va comprate una guida e vi andate a vedere il cambio della guardia a Buckingham Palace (è bello? Mica l'ho mai visto)
Quando il cielo vira all'azzurro e la temperatura schizza sopra i ventuno questo è un luogo da non mancare. Il nome a quelli della mia età riporta ai tempi dell'Odeon. Mai stato ovviamente ma mi ci leggevo i resoconti di tutti i concerti dei miei eroi di allora su Ciao 2001 o Rockstar e me l'immaginavo un posto enorme, infinito, messo in un luogo immenso. Oggi si chiama Apollo, Hammersmith Apollo. Il posto è lo stesso degli anni settanta, un teatro con l'ingresso schiacciato sotto un viadotto. Ma rimane un luogo mitico, l'altro giorno quando ci son passato di fronte la locandina diceva "Nick Cave and the bad seeds"
Ma non è lì che si va quando a Londra c'è il sole. Piuttosto si scende dalla tube alla stazione e si percorre tutta Queen Caroline Street che prima è una strada a quattro corsie poi si secca quasi a diventare un cortile e finisce contro un muretto al di là del quale c'è il fiume. Di qui giri a destra e segui una passeggiata pedonale, passi sotto Hammersmith bridge che quasi ci batti la testa e finalmente trovi una teoria minima di pub (due) intervallati dai circoli dei rematori e alla fine un piccolo parco.
Non si viene qui per andare a visitar musei o godere di magnifiche architetture. Ci si limita a star seduti bevendo e guardando il fiume che nel suo gonfiarsi o seccarsi ti da il senso del tempo che passa.
Sull'acqua ci sono diecine di chiatte attraccate che fanno le abitazioni dei loro abitanti. L'alta marea le scuote nel passaggio delle barche a motore e la bassa le adagia delicatamente sull'enorme spiaggia che si crea. Sicuramente non c'è nessuno li sopra che costruisce castelli con le carte.
Se non si è proprio sfigati qui di turisti non se ne trovano ma ci si immerge in mezzo alle carni eburnee dei londinesi che assorbono ogni raggio di sole che la meteorologia britannica regala loro. Cosa che, dopo solo un anno e mezzo, ho cominciato a fare anche io.
Consigliato alle persone che vogliono perdersi nei pensieri lenti del pomeriggio osservando lo scorrere delle correnti e le sponde verdi che si confondono nella foschia della lontananza.
C'è un atroce legame che unisce le cose, qualcosa che si viene a ripetere, un "filo di pane fra miseria e fortuna". Come quando ci siamo annegati in una serie di goal sopra il porto di Genova prima che i mercanti di cazzate avessero l'avvallo di un popolo talmente declinato al peggio da non potersene neppure accorgere. E adesso, che siamo stati affondati in uno stadio colmo di gente muta prima che ai conservati etoniani venissero aperte le porte sulle sedie vuote della town house.
Cambiano i rapporti, la temperatura di base, il colore dell'erba, ma poi alla fine nella mia prospettiva non varia nulla.
Magari un giorno provo ad analizzare cosa c'è nei sottoscala dei miei neuroni e così forse capisco perchè devo sentirmi un peso raddoppiato, da portare in giro anche quando vado a fare la spesa. Il capitano era stato chiaro, ma certe volte i ragazzi non seguono completamente e tu ti addolori di più per chi ti sta vicino e soffre il freddo della notte che sta appena fuori dalle finestre aperte e magari pensava che c'era un altro modo di stare insieme l'ultima sera.
Poi milioni di persone vanno a esprimere un parere, e pare sia chiaro. C'è una sorta di tizio piuttosto imbarazzante che diventa il sindaco e segna il risultato di sette giorni che finalmente muoiono in un fine settimana bancario.
C'è da dimenticare, come sempre. Da sedersi, appoggiare i piedi e guardare fuori, poi socchiudere gli occhi... e addormentarsi.